Conto deposito e BTP servono la stessa esigenza: mettere al riparo la parte prudente del patrimonio, la liquidità che non vuoi esporre alle oscillazioni della borsa. Sono però due strumenti con natura giuridica, tassazione e rischi diversi, e confrontarli richiede di guardare le caratteristiche oggettive una per una, non di cercare quale "rende di più" oggi. Qui trovi come funzionano entrambi e su quali dimensioni si differenziano, così da capire quale si adatta al tuo importo, al tuo orizzonte e al tuo bisogno di poter disporre dei soldi in fretta.
Due strumenti per la stessa esigenza
Per "dove tenere la liquidità" intendiamo la quota di risparmio che vuoi mantenere stabile: il fondo di emergenza, i soldi destinati a una spesa vicina, la parte di portafoglio che tieni volutamente fuori dai mercati azionari. Per questa funzione conto deposito e BTP sono le due opzioni più diffuse tra i risparmiatori italiani, ma rispondono a logiche diverse: il conto deposito è un rapporto con una banca, con capitale che non si muove; il BTP è un titolo che si compra e si vende su un mercato, il cui prezzo varia nel tempo. Questa differenza di fondo è il punto di partenza di ogni confronto onesto.
Come funziona il conto deposito
Il conto deposito serve al solo scopo di far fruttare la liquidità: versi una somma e la banca riconosce un interesse, senza le funzioni di pagamento di un conto corrente. Le sue caratteristiche di base sono queste.
- Capitale nominale garantito dal FITD: le somme depositate sono coperte dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000€ per depositante e per banca. Entro quella soglia, in caso di dissesto della banca, il capitale è tutelato dal sistema di garanzia.
- Nessun rischio di prezzo: il capitale non oscilla. Non c'è un "valore di mercato" che sale o scende: la cifra depositata resta quella, e a essa si aggiungono gli interessi maturati.
- Versione libera o vincolata: nella versione libera puoi prelevare quando vuoi; in quella vincolata blocchi la somma per una durata prestabilita. Il vincolo dà in genere un tasso più alto, ma penalizza lo svincolo anticipato, per esempio con la perdita di parte degli interessi maturati.
- Tassazione degli interessi al 26%: gli interessi del conto deposito sono soggetti a un'imposta sostitutiva del 26%.
- Imposta di bollo dello 0,20% annua: sui prodotti finanziari, conto deposito incluso, si applica un'imposta di bollo pari allo 0,20% annuo sul valore.
Il funzionamento nel dettaglio, con le differenze tra conto libero e vincolato e il calcolo degli interessi al netto, è approfondito nella guida dedicata /guida/conto-deposito-come-funziona.
Come funziona il BTP
Il BTP (Buono del Tesoro Poliennale) è un titolo di Stato: prestando denaro allo Stato italiano, ricevi interessi periodici e la restituzione del capitale a scadenza. È uno strumento negoziato su un mercato, con logiche diverse dal conto in banca.
- Paga cedole: durante la vita del titolo lo Stato versa interessi periodici, chiamati cedole, di solito con cadenza semestrale.
- Rimborsa il valore nominale a scadenza: chi tiene il BTP fino alla data di rimborso riceve indietro il valore nominale (convenzionalmente 100), a prescindere da quanto il prezzo sia oscillato nel frattempo.
- Rischio di prezzo se venduto prima: se vendi il titolo prima della scadenza, incassi il prezzo di mercato del momento, che può essere sopra o sotto 100. Questo è il rischio di prezzo, ed è tanto più forte quanto più lunga è la scadenza residua del titolo.
- Tassazione agevolata al 12,5%: cedole e guadagni dei titoli di Stato scontano un'aliquota agevolata del 12,5%, più bassa rispetto al 26% della maggior parte delle rendite finanziarie. Anche sul BTP si applica l'imposta di bollo dello 0,20%.
- Non è coperto dal FITD: il BTP non rientra nella garanzia sui depositi. È debito dello Stato italiano, quindi porta con sé il relativo rischio emittente, cioè la solidità e il rating del debito pubblico italiano.
- Versioni pensate per i piccoli risparmiatori: esistono BTP costruiti per il pubblico retail, come il BTP Italia e il BTP Valore, con meccanismi pensati per il risparmiatore individuale.
Come si leggono cedola, prezzo e rendimento, e come funziona la scadenza, sono spiegati nella guida /guida/btp-obbligazioni-come-funzionano.
Il confronto voce per voce
La tabella mette a fianco le caratteristiche oggettive dei due strumenti. Non è una classifica di merito: serve a vedere dove differiscono, per valutarle rispetto alle tue esigenze.
| Caratteristica | Conto deposito | BTP (titolo di Stato) |
|---|---|---|
| Natura dello strumento | Deposito presso una banca | Titolo negoziato su un mercato |
| Tassazione | Interessi al 26% | Cedole e guadagni al 12,5% |
| Imposta di bollo | 0,20% annua | 0,20% annua |
| Oscillazione del capitale | Nessuna: il capitale non varia | Il prezzo può salire o scendere prima della scadenza |
| A scadenza / a vista | Capitale sempre disponibile (o al termine del vincolo) | Rimborso del valore nominale alla scadenza |
| Se disponi prima del previsto | Svincolo anticipato: possibile perdita di parte degli interessi | Vendita al prezzo di mercato: rischio di prezzo (sopra o sotto 100) |
| Tutela del capitale | FITD fino a 100.000€ per depositante e per banca | Nessuna copertura FITD; rischio emittente Stato italiano |
| Versioni | Libera o vincolata | BTP ordinari e versioni retail (BTP Italia, BTP Valore) |
La tassazione: 26% contro 12,5%
La differenza fiscale è una delle più concrete. Sugli interessi del conto deposito si applica il 26%, l'aliquota ordinaria della maggior parte delle rendite finanziarie. Sulle cedole e sui guadagni del BTP si applica invece il 12,5%, l'aliquota agevolata riservata ai titoli di Stato. In entrambi i casi va poi considerata l'imposta di bollo dello 0,20% annuo sul valore.
Questo significa che, a parità di rendimento lordo, il BTP lascia in tasca una quota netta maggiore per via della minore tassazione. Ma non è detto che il rendimento lordo dei due strumenti sia uguale: dipende dai tassi del momento, dalla durata e dalle condizioni della singola banca o del singolo titolo. Il confronto corretto si fa quindi sul netto atteso a parità di orizzonte, tenendo conto sia dell'aliquota sia del bollo, non solo dell'aliquota in astratto.
Il rischio: garanzia FITD contro rischio di prezzo
Qui si trova la differenza più importante e più fraintesa. Il conto deposito, entro i 100.000€ per depositante e per banca, gode della garanzia del FITD sul capitale nominale, e quel capitale non oscilla mai: la cifra che vedi è la cifra che hai.
Il BTP funziona diversamente. Se lo tieni fino a scadenza, lo Stato ti rimborsa il valore nominale e, salvo il caso estremo di insolvenza dell'emittente, ottieni un rendimento certo definito al momento dell'acquisto. Se lo vendi prima, incassi il prezzo di mercato del giorno, che può essere sopra o sotto 100: il risultato non è più certo e dipende da come si sono mossi i tassi nel frattempo. Questo rischio di prezzo cresce con la durata: un titolo a scadenza lunga oscilla molto più di uno a scadenza breve. Inoltre il BTP non è coperto dal FITD, perché non è un deposito ma debito pubblico, e porta con sé il rischio emittente legato al rating dello Stato italiano. Sono due profili di rischio differenti, non uno "più sicuro" dell'altro in assoluto: cambiano la fonte del rischio e il momento in cui si manifesta.
L'importo conta: la soglia dei 100.000€
La cifra che vuoi mettere da parte incide direttamente sul confronto, per via della soglia del FITD. La garanzia sui depositi copre fino a 100.000€ per depositante e per banca: al di sopra di quella soglia l'eccedenza depositata su una stessa banca non è più tutelata dal Fondo.
Da qui due considerazioni neutre. Chi ha liquidità superiore ai 100.000€ e vuole restare nei conti deposito tende a distribuirla su più banche, così da rientrare nella copertura su ciascuna. Il BTP, invece, non ha una soglia di questo tipo, ma non offre neppure la garanzia FITD: la sua tenuta dipende dalla solidità dello Stato italiano e, se venduto prima della scadenza, dal prezzo di mercato. Sopra i 100.000€, insomma, il confronto non ha una risposta unica: cambia il tipo di tutela in gioco, e la scelta dipende da quanta liquidità immediata ti serve e da come valuti i diversi rischi.
Orizzonte temporale e bisogno di liquidità
Un fattore spesso decisivo è quando prevedi di aver bisogno dei soldi. Con il conto deposito libero disponi del capitale in ogni momento; con quello vincolato lo blocchi per la durata scelta, con un tasso di norma più alto ma penalità sullo svincolo anticipato. Con il BTP hai la certezza del rimborso solo a scadenza: vendendo prima, il risultato dipende dal prezzo di mercato.
Ne deriva un criterio neutro: più la data in cui ti serviranno i soldi è definita e lontana, più ha senso allineare a essa la durata dello strumento (il vincolo del conto o la scadenza del BTP); più l'orizzonte è incerto o vicino, più conta poter accedere alla somma senza penalità o senza esporsi al rischio di prezzo. Non è una regola che indica un vincitore, ma un modo per far combaciare lo strumento con il tuo calendario.
Non è per forza una scelta secca
Conto deposito e BTP non si escludono a vicenda. Molti risparmiatori usano entrambi per parti diverse della liquidità: il conto deposito, con capitale garantito e disponibilità rapida, per il fondo di emergenza e per le somme entro la soglia FITD; il BTP, con la tassazione agevolata e il rendimento certo se portato a scadenza, per una parte che si è disposti a immobilizzare fino a una data precisa.
Il confronto onesto si riassume così: il conto deposito è più semplice e ha il capitale garantito dal FITD entro i 100.000€ senza oscillazioni; il BTP ha la tassazione più bassa (12,5%) e, se tenuto a scadenza, dà un rendimento certo, ma se venduto prima espone al rischio di prezzo. A parità di scadenza e rendimento, la scelta non dipende da quale sia "il migliore" in assoluto, ma dalle tue esigenze di liquidità, dall'orizzonte temporale e dall'importo, tenendo presente che sopra i 100.000€ il FITD non copre l'eccedenza. Sono i parametri oggettivi con cui valutare la tua situazione, non previsioni sui tassi futuri né consigli d'acquisto.
Domande frequenti
È più sicuro un conto deposito o un BTP?
Non c'è un vincitore in assoluto, perché la sicurezza ha forme diverse. Il conto deposito ha il capitale nominale garantito dal FITD fino a 100.000€ per depositante e per banca, e quel capitale non oscilla mai. Il BTP non è coperto dal FITD e rimborsa con certezza il valore nominale solo se tenuto fino a scadenza: se venduto prima, il prezzo può essere sopra o sotto 100, e resta il rischio emittente legato allo Stato italiano. Cambiano quindi la fonte del rischio e il momento in cui si manifesta.
Quale ha la tassazione più bassa?
Il BTP. Le cedole e i guadagni dei titoli di Stato sono tassati con l'aliquota agevolata del 12,5%, mentre gli interessi del conto deposito scontano il 26%. In entrambi i casi si aggiunge l'imposta di bollo dello 0,20% annua sul valore. Attenzione però a non fermarsi all'aliquota: il rendimento netto dipende anche dal rendimento lordo del singolo strumento, quindi il confronto va fatto sul netto atteso a parità di orizzonte.
Cosa succede se vendo il BTP prima della scadenza?
Incassi il prezzo di mercato del momento, che può essere superiore o inferiore a 100. La garanzia di riavere il valore nominale vale infatti solo alla scadenza: vendendo prima, il risultato dipende da come si sono mossi i tassi e dalla durata residua del titolo. Questo rischio di prezzo è tanto più marcato quanto più lunga è la scadenza. Il conto deposito, invece, non ha oscillazioni di prezzo: al massimo, sulla versione vincolata, lo svincolo anticipato può comportare la perdita di parte degli interessi.
Sopra 100.000€ cosa conviene?
Non esiste una risposta unica, ma un punto fermo: la garanzia FITD copre fino a 100.000€ per depositante e per banca, quindi su una singola banca l'eccedenza non è tutelata. Chi vuole restare nei conti deposito tende perciò a distribuire la liquidità su più istituti per rientrare nella copertura su ciascuno. Il BTP non ha questa soglia, ma non offre neanche la garanzia FITD: la sua tenuta dipende dalla solidità dello Stato e, se venduto prima della scadenza, dal prezzo di mercato. La scelta dipende da quanta liquidità immediata ti serve e da come valuti i diversi rischi.
Fonti e riferimenti: per la tassazione delle rendite finanziarie (aliquota ordinaria del 26% e aliquota agevolata del 12,5% sui titoli di Stato) e per l'imposta di bollo sui prodotti finanziari fanno testo l'Agenzia delle Entrate e la normativa fiscale vigente; per la garanzia sui depositi bancari fino a 100.000€ per depositante e per banca, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e le norme di recepimento della direttiva europea sui sistemi di garanzia dei depositi; per l'emissione e le caratteristiche dei titoli di Stato, incluse le versioni retail come BTP Italia e BTP Valore, il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) e il Dipartimento del Tesoro. Per tassi, durate e condizioni specifiche, verifica sempre la documentazione della singola banca e le condizioni del singolo titolo.
Contenuto a scopo informativo, non è consulenza finanziaria o fiscale. Verifica sempre le fonti ufficiali e, per la tua situazione specifica, rivolgiti a un consulente o commercialista abilitato.