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Base 12 min di lettura Aggiornato: 05/08/2026

Piano di accumulo (PAC): come funziona

Come funziona un piano di accumulo, che cosa fa davvero il prezzo medio di carico, quanto pesano le commissioni fisse e come viene tassato in Italia.

Un piano di accumulo del capitale — il PAC — è un modo di investire in cui versi una cifra fissa a intervalli regolari, di solito ogni mese, sempre sullo stesso strumento, invece di impiegare tutto il capitale in un unico versamento iniziale. Duecento euro il 5 di ogni mese su un ETF azionario globale sono un PAC: non serve altro per definirlo. Il resto — rata, frequenza, strumento, costi — è ciò che distingue un piano che regge nel tempo da uno che si spegne dopo sei mesi.

Che cos'è un PAC e in cosa differisce dal versamento unico

Nel versamento unico (in gergo lump sum) investi il capitale disponibile in una sola operazione, a un solo prezzo. Nel piano di accumulo lo stesso capitale entra sul mercato a fette, distribuite su molte date e quindi su molti prezzi diversi. La differenza non sta nello strumento — puoi accumulare sullo stesso ETF che compreresti in un colpo solo — ma nel calendario con cui il denaro entra sul mercato.

Cambiano due cose. Il prezzo a cui risulti aver comprato non è più un singolo numero deciso dal giorno in cui hai premuto il tasto, ma una media costruita mese dopo mese. E l'investimento diventa un'abitudine agganciata al reddito: versi quello che lo stipendio ti lascia, senza accumulare prima una somma grande. Se parti da zero, leggi la guida su come iniziare a investire: il PAC viene dopo aver definito obiettivo, orizzonte temporale e tolleranza al rischio.

Come funziona il prezzo medio di carico

Il meccanismo alla base del PAC si chiama dollar cost averaging e funziona per una ragione puramente aritmetica: se l'importo che versi è fisso e il prezzo della quota cambia, cambia anche il numero di quote che compri. Quando il prezzo scende, gli stessi 200 euro comprano più quote; quando sale, ne comprano meno. Il tuo prezzo medio di carico non coincide quindi con la media aritmetica dei prezzi ai quali hai comprato. Ecco un esempio con sei versamenti da 200 euro.

MesePrezzo della quotaImporto versatoQuote acquistate
1100,00 €200 €2,000
280,00 €200 €2,500
3125,00 €200 €1,600
450,00 €200 €4,000
580,00 €200 €2,500
6100,00 €200 €2,000
Totalemedia dei prezzi: 89,17 €1.200 €14,600

Hai versato 1.200 euro e possiedi 14,6 quote, quindi il prezzo medio di carico è 1.200 ÷ 14,6 = 82,19 euro. La media aritmetica dei sei prezzi è invece (100 + 80 + 125 + 50 + 80 + 100) ÷ 6 = 89,17 euro: quasi sette euro di differenza per quota, prodotti solo dal fatto che nel quarto mese, con la quota a 50 euro, i tuoi 200 euro hanno comprato 4 quote invece di 2.

Alla fine del sesto mese la quota vale di nuovo 100 euro, il prezzo di partenza, ma il tuo controvalore è 14,6 × 100 = 1.460 euro contro 1.200 versati. Non è magia: dipende dal fatto che i prezzi in mezzo sono scesi e poi risaliti; con prezzi in salita regolare il prezzo medio di carico sarebbe risultato più alto. Prova traiettorie diverse con il calcolatore PAC.

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Che cosa il PAC fa davvero e che cosa non fa

Il piano di accumulo viene spesso raccontato come se fosse una protezione. Non lo è. Il PAC non elimina il rischio di mercato: se lo strumento su cui accumuli perde il 30%, perde il 30% anche la parte di capitale che hai già versato. E non garantisce un guadagno: nessuna sequenza di versamenti produce di per sé un rendimento positivo, perché il risultato dipende da come si è mosso lo strumento e dal momento in cui vendi.

Quello che fa davvero è più circoscritto. Riduce l'impatto del momento di ingresso, perché nessuna singola data pesa in modo decisivo e il rischio di aver comprato tutto sul massimo si diluisce. E rende il versamento un'abitudine: per molti è il vero motivo per cui il capitale resta investito invece di essere ritirato al primo ribasso.

Va detto anche il resto. Gli studi storici mostrano che investire tutto subito ha prodotto in media risultati superiori quando i mercati salgono, per una ragione intuitiva: il capitale resta investito più a lungo. Il PAC è soprattutto gestione del rischio di timing e della componente emotiva, non una tecnica per ottenere di più. Il confronto completo è nella guida su PAC, lump sum e strategie avanzate.

Quanto costa un PAC: commissioni fisse, TER e imposta di bollo

Sui piccoli importi la voce che erode di più un piano di accumulo non è il mercato: è la commissione fissa applicata a ogni versamento. Se ogni eseguito costa 2,95 euro, quel prelievo pesa in percentuale tanto più quanto più piccola è la rata.

Rata mensileCommissione per eseguitoPeso sulla singola rataCosto in 12 mesiVersato in 12 mesi
50 €2,95 €5,90%35,40 €600 €
100 €2,95 €2,95%35,40 €1.200 €
200 €2,95 €1,48%35,40 €2.400 €
500 €2,95 €0,59%35,40 €6.000 €
1.000 €2,95 €0,30%35,40 €12.000 €

La stessa commissione pesa il 5,90% su una rata da 50 euro e lo 0,59% su una rata da 500 euro: dieci volte tanto per un servizio identico. Con rate piccole ha quindi senso valutare una frequenza più diradata (quattro versamenti trimestrali da 150 euro costano 11,80 euro all'anno, dodici mensili da 50 euro ne costano 35,40, a parità di 600 euro versati). In Italia diversi intermediari offrono piani di accumulo su ETF a costo ridotto o azzerato, con condizioni che cambiano nel tempo: verificale alla fonte, partendo dalla guida su come scegliere un broker per ETF e dal confronto costi tra broker.

Il TER dell'ETF e l'imposta di bollo

Ci sono poi due costi che non vedi addebitati come voce a sé. Il TER (Total Expense Ratio) è il costo annuo di gestione dello strumento, trattenuto dal valore del fondo: sugli ETF azionari globali l'ordine di grandezza è 0,12%-0,25% annuo, cioè circa 12-25 euro l'anno su 10.000 euro di controvalore. L'imposta di bollo sui prodotti finanziari è dello 0,2% annuo sul controvalore del deposito titoli: 20 euro l'anno su 10.000 euro, 100 su 50.000. Cresce con il patrimonio, non con i versamenti.

Come si imposta un PAC, passo per passo

Le decisioni da prendere sono quattro, e vanno prese prima del primo versamento.

  • L'importo della rata. Il criterio non è "quanto vorrei investire" ma "quanto posso versare ogni mese senza fermarmi": una rata sostenibile per cinque anni vale più di una ambiziosa che salta dopo otto mesi.
  • La frequenza. Mensile è la più diffusa perché si aggancia allo stipendio; bimestrale o trimestrale riducono il numero di eseguiti, e quindi le commissioni fisse.
  • Lo strumento. Un PAC si costruisce su strumenti diversificati e pensati per restare in portafoglio a lungo; un ETF azionario globale è la scelta più comune tra chi parte da zero perché evita di dover selezionare settori o Paesi.
  • L'orizzonte temporale. Condiziona tutte le altre scelte: se il denaro ti serve fra due anni, un piano azionario lo espone a una volatilità che potresti non poter sostenere.

Prima di aprire un PAC devi già avere un fondo di emergenza liquido, altrimenti il primo imprevisto ti costringerà a vendere nel momento peggiore. Sugli importi la matematica è semplice: 100 euro al mese fanno 1.200 euro in un anno e 12.000 in dieci, senza contare i rendimenti. Per aggiungere l'effetto della capitalizzazione usa il calcolatore dell'interesse composto, ricordando che ogni rendimento inserito è un'ipotesi, non una previsione.

Il fisco italiano applicato a un piano di accumulo

Finché versi e basta non paghi nulla sui guadagni: la tassazione scatta alla vendita. Ogni vendita che genera una plusvalenza è tassata al 26%, aliquota che scende al 12,5% sulla quota riferita a titoli di Stato inclusi nella white list.

Un punto riguarda specificamente chi accumula su ETF: per gli ETF armonizzati le plusvalenze sono qualificate come redditi di capitale e non sono compensabili con le minusvalenze pregresse che hai in carico. Lo zainetto fiscale accumulato con altri strumenti non riduce l'imposta dovuta sul guadagno dell'ETF: è un'asimmetria da conoscere prima, non da scoprire al momento della vendita.

Il terzo elemento è il calcolo del guadagno quando hai comprato la stessa quota decine di volte a prezzi diversi, la situazione tipica di un PAC. Nel regime amministrato, quello in cui l'intermediario fa da sostituto d'imposta, si applica il costo medio ponderato: le quote vendute non vengono attribuite a un acquisto specifico, ma valorizzate al prezzo medio di carico dell'intera posizione. Si aggiunge l'imposta di bollo dello 0,2% annuo, dovuta a prescindere dalla vendita. Il quadro completo è nella guida alla tassazione degli investimenti in Italia.

Gli errori che fanno deragliare un piano di accumulo

Interrompere i versamenti quando il mercato scende. È l'errore più comune e costoso, perché il ribasso è la fase in cui il meccanismo del prezzo medio lavora meglio: sono i mesi in cui la stessa rata compra più quote. Nella simulazione sopra, saltare il quarto versamento avrebbe eliminato le 4 quote più economiche del piano.

Rate troppo piccole rispetto alle commissioni fisse. Un piano da 50 euro al mese con 2,95 euro per eseguito parte con un handicap del 5,90%. Se quello è l'importo che puoi permetterti, valuta una frequenza più diradata o un intermediario con costi diversi.

Cambiare strumento di continuo. Ogni cambio significa vendere (con la tassazione che ne consegue, se sei in guadagno), ricomprare, pagare di nuovo le commissioni e azzerare il prezzo medio di carico costruito fin lì. Rincorrere lo strumento che ha reso di più negli ultimi dodici mesi accumula costi, non quote.

Partire senza un fondo di emergenza. Senza liquidità da parte per gli imprevisti, il PAC diventa il salvadanaio di emergenza e verrà smontato al primo problema, con ottime probabilità nel momento sbagliato.

Domande frequenti

Qual è l'importo minimo per iniziare un piano di accumulo?

Non esiste un minimo di legge: dipende dall'intermediario e dallo strumento, e in alcuni casi la soglia è di poche decine di euro. Il vincolo vero è economico: sotto una certa rata la commissione fissa pesa in modo sproporzionato, quindi il minimo sensato dipende da quanto paghi per versamento.

Che differenza c'è tra un PAC mensile e uno trimestrale?

Il numero di eseguiti, e quindi il totale delle commissioni fisse: a parità di capitale versato in un anno, quattro versamenti costano un terzo di dodici. In cambio la frequenza mensile distribuisce gli acquisti su più prezzi e segue il ciclo dello stipendio.

Posso sospendere o interrompere un piano di accumulo?

Sì. Un PAC su ETF non è un contratto vincolante: puoi modificare la rata, sospendere i versamenti o chiudere il piano quando vuoi, e le quote già acquistate restano tue. Sospendere i versamenti e vendere le quote sono però due operazioni distinte: la prima non ha conseguenze fiscali, la seconda sì.

Il PAC protegge dalle perdite quando il mercato scende?

No. Il capitale già versato subisce i ribassi come in un investimento in un'unica soluzione. Quello che il PAC riduce è il peso del singolo momento di ingresso, perché il denaro entra sul mercato su molte date diverse: è gestione del rischio di timing, non protezione dalle perdite.

Come si calcola la plusvalenza quando vendo parte delle quote di un PAC?

In regime amministrato si applica il costo medio ponderato: le quote vendute vengono valorizzate al prezzo medio di carico dell'intera posizione, non ai prezzi dei singoli acquisti. La plusvalenza è tassata al 26% (12,5% sulla quota riferita a titoli di Stato white list) e, per gli ETF armonizzati, non è compensabile con le minusvalenze pregresse.

Il PAC rende più di un investimento in un'unica soluzione?

Non c'è una risposta valida per tutti: dipende dal capitale già disponibile, dall'orizzonte temporale e da quanta volatilità sei in grado di sostenere senza vendere. I dati storici mostrano che il versamento unico ha prodotto in media risultati superiori nei periodi in cui i mercati sono saliti, perché il capitale resta investito più a lungo. Il confronto dettagliato è nella guida su PAC, lump sum e strategie avanzate.

Fonti e riferimenti: Consob, sezione Investor education (rischio di mercato, trappole comportamentali); Banca d'Italia, portale L'Economia per tutti (risparmio e diversificazione); portale pubblico Quello che conta del Comitato per l'educazione finanziaria (educazionefinanziaria.gov.it); Agenzia delle Entrate, documentazione su redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria, imposta sostitutiva del 26%, aliquota del 12,5% sui titoli pubblici white list e imposta di bollo. Le condizioni economiche dei singoli intermediari vanno verificate sui documenti informativi ufficiali.

Contenuto a scopo informativo, non è consulenza finanziaria o fiscale. Verifica sempre le fonti ufficiali e, per la tua situazione specifica, rivolgiti a un consulente o commercialista abilitato.

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