Un'obbligazione è un prestito che l'investitore concede a un emittente, che può essere uno Stato o un'azienda. In cambio del denaro prestato, chi la compra riceve cedole periodiche, cioè gli interessi, e alla scadenza ottiene il rimborso del valore nominale, ovvero la cifra su cui vengono calcolati gli interessi. Comprare un BTP significa quindi finanziare lo Stato italiano; comprare un'obbligazione societaria significa finanziare una società. È lo stesso meccanismo di un prestito, visto però dalla parte di chi presta.
Questo distingue un'obbligazione da un'azione: l'azionista possiede una quota della società e ne condivide profitti e perdite, mentre l'obbligazionista è un creditore, ha diritto agli interessi pattuiti e alla restituzione del capitale, ma non partecipa agli utili.
I concetti base da conoscere
Prima di leggere qualsiasi scheda titolo, servono cinque parole. Ognuna risponde a una domanda pratica.
- Valore nominale: la cifra su cui si calcolano gli interessi e che viene rimborsata a scadenza. Di norma è 100 oppure 1.000 €. È il punto di riferimento fisso del titolo, da non confondere con il prezzo a cui lo compri.
- Cedola: l'interesse che l'emittente paga, di solito ogni sei mesi o ogni anno. Può essere fissa (stabilita alla nascita del titolo e uguale fino alla scadenza) oppure variabile (legata a un parametro che cambia nel tempo).
- Scadenza: la data in cui l'emittente restituisce il valore nominale. Da qui si distinguono titoli a breve, medio e lungo termine.
- Prezzo di mercato: quanto costa il titolo se lo compri oggi in Borsa, mentre è già in circolazione. Si esprime in percentuale del nominale: 98 significa che paghi il 98% del valore nominale, 102 che ne paghi il 102%. Può essere sotto la pari (sotto 100), alla pari (100) o sopra la pari (oltre 100).
- Rendimento a scadenza (o YTM, dall'inglese Yield to Maturity): il rendimento effettivo se tieni il titolo fino alla fine, tenendo conto sia delle cedole sia della differenza tra il prezzo pagato e il valore nominale rimborsato. È la misura più onesta per confrontare due obbligazioni diverse, perché la sola cedola non basta.
La distinzione tra cedola e rendimento a scadenza è quella che confonde di più. Un titolo con cedola alta comprato sopra la pari può rendere meno di uno con cedola bassa comprato sotto la pari: conta il quadro completo, non l'interesse stampato sul titolo.
Prezzo e tassi: la relazione più importante
Questo è il concetto fondamentale che spiega buona parte di ciò che accade alle obbligazioni. Il prezzo dei titoli già in circolazione si muove in senso inverso ai tassi di interesse. Se i tassi di mercato salgono, il prezzo dei titoli esistenti scende; se i tassi scendono, il prezzo dei titoli esistenti sale.
La logica è intuitiva se la si guarda dal punto di vista di chi compra. Prendiamo un titolo che paga una cedola del 3%. Se sul mercato compaiono nuovi titoli identici che pagano il 4%, nessuno vorrà il tuo al prezzo pieno: per venderlo dovrai accettare uno sconto sul prezzo, così che chi lo compra ottenga comunque un rendimento allineato al 4%. Al contrario, se i nuovi titoli pagano solo il 2%, il tuo che paga il 3% diventa più appetibile e il suo prezzo sale. Il valore nominale rimborsato a scadenza non cambia: si muove solo il prezzo di mercato nel frattempo.
C'è un secondo tassello: più lunga è la scadenza, più forte è questa oscillazione. La sensibilità del prezzo ai movimenti dei tassi si misura con la duration: a parità di variazione dei tassi, un titolo a dieci o vent'anni oscilla molto di più di uno a due anni. Ecco perché i titoli lunghi possono guadagnare o perdere parecchio prima della scadenza, mentre quelli brevi restano più stabili. Se tieni il titolo fino alla fine, queste oscillazioni non intaccano il capitale rimborsato; diventano un problema concreto solo se sei costretto a vendere prima.
I titoli di Stato italiani: BOT, BTP, CCT e i titoli per i risparmiatori
Lo Stato italiano emette diverse famiglie di titoli, pensate per esigenze e durate differenti. Conoscere le sigle serve a non confondersi davanti alle scadenze e ai meccanismi delle cedole.
| Titolo | Durata | Cedola | Caratteristica |
|---|---|---|---|
| BOT | Breve termine (fino a 12 mesi) | Nessuna (zero coupon) | Si comprano sotto la pari: il guadagno è la differenza tra il prezzo pagato e i 100 rimborsati. |
| BTP | Medio-lungo termine | Fissa | La forma più diffusa: cedola stabilita all'emissione e uguale fino alla scadenza. |
| CCT | Medio termine | Variabile | La cedola si aggiorna nel tempo seguendo i tassi di mercato. |
| BTP Italia | Medio termine | Legata all'inflazione | Pensato per i risparmiatori retail, protegge dall'aumento dei prezzi. |
| BTP Valore | Medio termine | Fissa crescente | Rivolto ai piccoli risparmiatori, con premi fedeltà per chi lo tiene fino alla scadenza. |
Il BOT è il caso più semplice da capire proprio perché non ha cedole: è un titolo zero coupon che si acquista sotto la pari. Paghi, per esempio, 98,5 e a scadenza ricevi 100: quella differenza è tutto il tuo rendimento. Il BTP a tasso fisso è il mattone dei portafogli, con cedole note in anticipo su orizzonti che vanno da pochi anni fino a diversi decenni. Il CCT ha cedola variabile, quindi gli interessi si muovono col mercato invece di restare fermi. BTP Italia e BTP Valore sono le due famiglie disegnate esplicitamente per i piccoli risparmiatori: il primo lega il rendimento all'inflazione italiana, il secondo prevede cedole predeterminate e crescenti più un premio fedeltà per chi non vende prima della scadenza.
La tassazione agevolata dei titoli di Stato
Sui titoli di Stato italiani la tassazione è più leggera rispetto agli altri strumenti finanziari, ed è un elemento che conta nel rendimento netto. I titoli di Stato italiani e quelli dei Paesi inseriti nella cosiddetta white list sono tassati al 12,5% su cedole e plusvalenze. La maggior parte degli altri redditi finanziari, incluse le obbligazioni corporate (societarie), sconta invece l'aliquota ordinaria del 26%.
| Strumento | Aliquota sui rendimenti |
|---|---|
| Titoli di Stato italiani e di Paesi in white list | 12,5% |
| Obbligazioni societarie e altri redditi finanziari | 26% |
Su un rendimento lordo identico, questa differenza pesa: la tassazione ridotta è una delle ragioni per cui i titoli di Stato restano popolari tra i risparmiatori italiani. A parte l'imposta sui rendimenti, sul dossier titoli si applica anche l'imposta di bollo dello 0,20% annuo, calcolata sul valore del deposito. È un costo piccolo ma va ricordato quando si stima il rendimento netto effettivo.
I rischi da mettere in conto
Un'obbligazione non è un salvadanaio: ha rischi precisi, che è meglio conoscere per nome invece di scoprirli quando si materializzano.
- Rischio di tasso: è la variazione di prezzo vista sopra. Se i tassi di mercato salgono e devi vendere prima della scadenza, incassi meno di quanto hai pagato. Riguarda soprattutto i titoli a lunga scadenza.
- Rischio di credito o di default: la possibilità che l'emittente non paghi le cedole o non rimborsi il capitale. È legato al rating, il giudizio di affidabilità assegnato da agenzie specializzate: più basso è il rating, maggiore è il rischio percepito e di solito più alto il rendimento richiesto per compensarlo.
- Rischio di liquidità: la difficoltà di vendere il titolo in fretta a un prezzo equo. Alcune obbligazioni si scambiano poco e per liberarsene subito potresti dover accettare uno sconto.
- Rischio di inflazione: l'erosione del potere d'acquisto. Se i prezzi salgono più della cedola, le cedole fisse ti restituiscono soldi che comprano meno di prima. È il rischio silenzioso dei titoli a tasso fisso e lunga durata.
Questi rischi non si escludono a vicenda e il loro peso cambia da titolo a titolo. Un BOT a sei mesi è poco esposto al rischio di tasso ma non immune al rischio inflazione; un BTP trentennale offre cedole più alte proprio perché chiede all'investitore di sopportare oscillazioni di prezzo e incertezza di lungo periodo più marcate.
Obbligazione o conto deposito?
Molti principianti confrontano un BTP con un conto deposito, e la distinzione è sostanziale. Il conto deposito è uno strumento bancario: il capitale è garantito e, in caso di dissesto della banca, è tutelato dal FITD, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, entro i limiti di legge. Non ha un prezzo di mercato che oscilla: metti dentro una cifra e la ritrovi, più gli interessi pattuiti.
L'obbligazione, invece, è uno strumento di mercato. Prima della scadenza il suo prezzo si muove al variare dei tassi, quindi vendere in anticipo può comportare un guadagno o una perdita in conto capitale. Non è coperta dal FITD, perché non è un deposito bancario: la garanzia, per un titolo di Stato, è la solidità dell'emittente. In sintesi, il conto deposito offre certezza sul valore ma flessibilità e rendimenti diversi; l'obbligazione offre potenzialmente di più, in cambio di un rischio prezzo e di credito che il deposito non ha. Sono strumenti con logiche diverse, non uno la versione migliore dell'altro.
Come si legge il rendimento a scadenza
Quando confronti due titoli, la domanda giusta non è quale cedola paga, ma quanto rende davvero fino alla fine. Il rendimento a scadenza mette insieme tre elementi: le cedole incassate lungo la vita del titolo, la cadenza con cui arrivano e la differenza tra il prezzo che paghi oggi e il valore nominale rimborsato a scadenza.
Ne discende una regola pratica: un titolo comprato sotto la pari aggiunge al rendimento un guadagno in conto capitale (paghi 97 e ti rimborsano 100), mentre un titolo comprato sopra la pari sconta una perdita a scadenza (paghi 103 e ti rimborsano 100) che riduce il rendimento rispetto alla cedola nominale. Per questo due BTP con la stessa cedola possono avere rendimenti a scadenza diversi, a seconda del prezzo a cui li acquisti.
Domande frequenti
Perché il prezzo dei BTP scende se i tassi salgono?
Perché il prezzo dei titoli già in circolazione si muove in senso inverso ai tassi di interesse. Se emergono nuovi titoli che offrono cedole più alte, quelli vecchi con cedola più bassa diventano meno appetibili e il loro prezzo scende, così da garantire a chi li compra un rendimento allineato al mercato. L'effetto è più forte sui titoli a lunga scadenza, cioè con duration elevata. Se però tieni il titolo fino alla scadenza, incassi comunque il valore nominale a prescindere dalle oscillazioni intermedie.
Quanto si pagano di tasse sui BTP?
I titoli di Stato italiani, come i BTP, sono tassati al 12,5% su cedole e plusvalenze, un'aliquota agevolata rispetto al 26% che si applica alle obbligazioni societarie e alla maggior parte degli altri redditi finanziari. La stessa aliquota del 12,5% vale anche per i titoli di Stato dei Paesi in white list. Sul deposito titoli si applica inoltre l'imposta di bollo dello 0,20% annuo sul valore.
Qual è la differenza tra BTP, BOT e CCT?
Il BOT è un titolo a breve termine senza cedola (zero coupon), che si compra sotto la pari e rende con la differenza tra prezzo pagato e valore rimborsato. Il BTP è un titolo a tasso fisso di medio-lungo termine, con cedole note e costanti fino alla scadenza. Il CCT ha invece cedola variabile, che si aggiorna nel tempo seguendo i tassi di mercato. A queste si aggiungono BTP Italia e BTP Valore, pensati per i risparmiatori retail.
Le obbligazioni sono sempre sicure?
No, nessuna obbligazione è priva di rischi. Restano esposte al rischio di tasso (il prezzo scende se i tassi salgono), al rischio di credito o default dell'emittente, al rischio di liquidità e al rischio di inflazione, che erode il potere d'acquisto delle cedole fisse. Anche i titoli di Stato, generalmente considerati più solidi, comportano oscillazioni di prezzo se venduti prima della scadenza. La sicurezza dipende dall'emittente, dalla durata e dal fatto di tenere o meno il titolo fino alla fine.
Fonti e riferimenti: per le caratteristiche e le emissioni dei titoli di Stato (BOT, BTP, CCT, BTP Italia, BTP Valore) si vedano il Ministero dell'Economia e delle Finanze e il portale del Debito Pubblico; per il funzionamento dei mercati obbligazionari e i rischi, la Banca d'Italia e la Consob; per il trattamento fiscale (aliquota del 12,5% sui titoli di Stato e dei Paesi in white list, 26% sugli altri redditi finanziari, imposta di bollo dello 0,20%) l'Agenzia delle Entrate; per la tutela dei depositi bancari il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD). Verifica sempre le condizioni aggiornate presso queste fonti ufficiali e nella documentazione del tuo intermediario.
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