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Investimenti 22 min di lettura Aggiornato: 20/04/2026

Criptovalute in Italia: guida completa

Guida definitiva alle criptovalute per italiani: cosa sono, come comprarle in modo sicuro, tassazione 2023+, exchange affidabili e quanto allocare in portafoglio.

Le criptovalute sono forse l'asset più polarizzante degli ultimi 15 anni. Per alcuni sono "il futuro del denaro", per altri uno schema Ponzi globale. La verità è molto più sfumata, e questa guida prova a raccontarla senza tifoserie.

La sintesi, prima dei dettagli: una piccola allocazione in crypto (1-5% del portafoglio) può avere senso per alcuni investitori. Una grande allocazione quasi mai. E soprattutto, in Italia la gestione fiscale è diventata dal 2023 decisamente più complessa di quanto molti pensino.

In questa guida vedremo: cosa sono davvero le crypto, come comprarle in modo sicuro, come si tassano in Italia, e soprattutto come integrarle in un portafoglio di investimenti serio senza diventare dipendenti dai grafici.

Cosa sono le crypto, in 5 minuti

Una criptovaluta è un asset digitale la cui proprietà è registrata su una blockchain — un registro pubblico, distribuito, immutabile. Il più famoso esempio è Bitcoin (BTC), creato nel 2009 da Satoshi Nakamoto.

Le caratteristiche tecniche che la rendono interessante:

  • Decentralizzazione: non esiste un'entità centrale che la emette (non è una banca centrale)
  • Scarsità programmata: Bitcoin avrà massimo 21 milioni di unità, punto
  • Trasferibilità globale: puoi inviare crypto a chiunque nel mondo in minuti
  • Trasparenza: ogni transazione è pubblicamente verificabile

Sopra Bitcoin esistono migliaia di altre criptovalute (dette altcoin). Le principali sono:

  • Ethereum (ETH): non solo valuta, ma una "piattaforma" per smart contracts e applicazioni decentralizzate
  • Solana, Avalanche, Cardano: blockchain alternative con focus su velocità e costi bassi
  • Stablecoin (USDT, USDC): token ancorati al dollaro, usati come "riserva" temporanea
  • Meme coin (DOGE, SHIB): nate come joke, mosse da hype. Speculazione pura.

Il caso legittimo per Bitcoin

Senza entrare in tecnicismi, l'argomento migliore per Bitcoin è questo:

In un mondo dove banche centrali stampano moneta illimitata, dove gli Stati indebitano sempre di più, dove le restrizioni valutarie aumentano in molti paesi — Bitcoin offre un'alternativa: un asset con emissione predefinita e irriducibile, che non può essere confiscato né inflazionato da nessun governo.

Questo non significa che il prezzo salirà. Significa che esiste una ragione strutturale per cui, in un portafoglio diversificato, una piccola allocazione in BTC può avere senso come "copertura contro il sistema finanziario tradizionale".

Il caso per il resto delle crypto è molto meno solido. La maggior parte sono esperimenti tecnologici con valore speculativo elevato e utilità reale discutibile.

Come comprare crypto in Italia: i 3 modi principali

1. Exchange centralizzati (CEX)

I più famosi: Coinbase, Binance, Kraken, Crypto.com, Young Platform (italiano).

Funzionano come una banca: apri un account, fai KYC (verifica identità), depositi euro tramite bonifico SEPA, compri crypto. L'exchange le custodisce per te.

Pro: estremamente semplici da usare, supporto clienti, depositi in euro diretti, app mobili ben fatte.

Contro: "Not your keys, not your coins". I tuoi crypto sono sotto il controllo dell'exchange. Se fallisce (come FTX nel 2022), potresti perdere tutto. Inoltre sono soggetti a regolamentazione cambiante.

Per chi inizia: un CEX affidabile è la porta d'ingresso con meno attriti. I più robusti in Europa sono Coinbase, Kraken e Young Platform (per supporto italiano).

2. Exchange decentralizzati (DEX)

Esempi: Uniswap, PancakeSwap, 1inch.

Qui non c'è un'azienda intermediaria: scambi crypto direttamente tramite smart contract. Devi avere un wallet come MetaMask e crypto già in tuo possesso.

Pro: nessun KYC, controllo totale delle tue chiavi, accesso a qualsiasi token.

Contro: curva di apprendimento ripida, rischio di scam molto alto, nessun supporto clienti, errori costosi (hai mandato crypto all'indirizzo sbagliato? Addio).

Per chi inizia: i DEX presuppongono competenze che si acquisiscono altrove. Sono strumenti per utenti già esperti, e ogni errore ricade per intero su chi lo commette.

3. ETF/ETC su crypto

Dal 2024 sono disponibili in Europa ETC (Exchange Traded Commodities) su Bitcoin ed Ethereum: prodotti che replicano il prezzo della crypto, ma sono scambiati in borsa come azioni normali.

Esempi in Europa: BTCetc (BTCE) su Bitcoin, ETHetc (ZETH) su Ethereum.

Pro: compri dal tuo broker classico (Directa, Fineco, IBKR), niente gestione wallet, niente exchange crypto, regime amministrato se il broker fa da sostituto d'imposta. Sul piano fiscale sono strumenti finanziari quotati, non cripto-attività: seguono le regole degli altri titoli, con l'aliquota ordinaria del 26% e non quella del 33% introdotta per le cripto-attività dal 2026. È un punto che conviene farsi confermare dal proprio intermediario, perché incide molto sul risultato netto.

Contro: non possiedi davvero i bitcoin — possiedi un'azione che replica il prezzo. Perdi la filosofia "be your own bank" delle crypto. Costi di gestione annui (TER dell'1-2%).

Per chi inizia in Italia: è spesso la via meno complicata. Chi cerca solo esposizione al prezzo di Bitcoin senza gestire wallet e dichiarazioni fiscali complesse trova in un ETC come BTCE sul proprio broker la soluzione più semplice da mantenere nel tempo.

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Sicurezza: il problema più grande delle crypto

Ecco la verità che nessun exchange ti dirà: la maggior parte delle perdite in crypto non è dovuta a crolli di mercato, ma a furti, scam e errori umani.

Le principali cause di perdita di crypto:

  1. Exchange fallito (FTX, Mt.Gox): se l'exchange va in bancarotta, i tuoi fondi possono essere bloccati per anni
  2. Hack dell'exchange: grandi exchange sono stati hackerati (Mt.Gox 2014, Bitfinex 2016, KuCoin 2020)
  3. Phishing: email che sembrano dell'exchange ti rubano password e 2FA
  4. Password persa: se perdi la password di un wallet decentralizzato, i soldi sono persi per sempre
  5. Scam: "investimenti" con rendimenti garantiti del 20% mensile. Sempre Ponzi.

Le 5 regole di sicurezza minime

1. Solo exchange regolamentati e con track record. L'exchange "nuovo con commissioni più basse" è il modo più frequente per ritrovarsi su una piattaforma che l'anno dopo non esiste più. Quelli con una storia verificabile alle spalle sono Coinbase, Kraken, Binance (con tutte le sue controversie, tecnicamente solido), Young Platform. Punto.

2. 2FA sempre attiva con app (Google Authenticator, Authy) — mai con SMS (il SIM swap è reale).

3. Per somme consistenti (>5.000€) esiste l'hardware wallet. Ledger Nano X o Trezor. Costano 100-200€. Con questi le crypto restano sotto il tuo controllo fisico, non sull'exchange.

4. La seed phrase sta su carta, NON sul telefono o nel cloud. La seed phrase (24 parole) è la chiave per recuperare i tuoi crypto. Scritta su carta, conservata in cassaforte. Mai foto, mai email, mai Google Drive.

5. Chiunque ti contatti per "aiutarti con le crypto" è un campanello d'allarme. Supporto tecnico di fantasia, "esperti" su Telegram, DM su Twitter da account verificati. Sono tutti scam. Nessuno ti scriverà mai per primo.

Tassazione crypto in Italia: cosa è cambiato nel 2026

Dal 1° gennaio 2023, con la Legge di Bilancio 2023, l'Italia ha normato esplicitamente la tassazione delle criptovalute. Da allora la disciplina è cambiata due volte, e le due modifiche più recenti pesano parecchio sul conto finale.

Le regole chiave

1. Aliquota: 33% sulle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026

È la novità che sposta di più i numeri. Fino al 31 dicembre 2025 le plusvalenze da cripto-attività erano tassate al 26%, come azioni ed ETF. Sulle plusvalenze e sugli altri proventi realizzati a partire dal 1° gennaio 2026 l'imposta sostitutiva si applica invece con l'aliquota del 33% (articolo 1, comma 24, della legge 30 dicembre 2024, n. 207).

Unica eccezione, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026: resta al 26% il trattamento dei token di moneta elettronica denominati in euro ai sensi del regolamento europeo MiCAR — cioè i token il cui valore è stabilmente ancorato all'euro e le cui riserve sono interamente in attività in euro presso soggetti autorizzati nell'Unione. Per gli stessi token, la semplice conversione tra euro e token, e il rimborso in euro del valore nominale, non costituiscono realizzo di plusvalenza o minusvalenza.

2. La franchigia di 2.000€ non esiste più

Fino al periodo d'imposta 2024 non si pagava nulla se le plusvalenze annue restavano sotto i 2.000 €. Quella soglia è stata soppressa dalla Legge di Bilancio 2025 (articolo 1, comma 25, della legge n. 207/2024): oggi è tassata ogni plusvalenza realizzata, qualunque sia l'importo.

Esempio, con plusvalenze realizzate nel 2026:
Plusvalenze = 1.900€ → imposta: 627€ (33% di 1.900€; prima del 2025 non si sarebbe pagato nulla)
Plusvalenze = 3.000€ → imposta: 990€ (33% di 3.000€)

3. Tutti gli scambi sono eventi tassabili

Questa è la parte che spiazza di più. Non solo vendere crypto per euro è tassabile: anche scambiare una crypto con un'altra è un evento tassabile.

Esempio:
Compri 1 ETH a 2.000€ nel 2024.
Nel 2026 lo scambi con 0,05 BTC quando ETH vale 3.500€.
Hai realizzato una plusvalenza di 1.500€, tassabile in Italia — 495 € di imposta al 33% — anche se non hai mai incassato euro.

Questo rende il trading tra crypto molto più oneroso da tracciare fiscalmente. Conseguenza pratica: meno operazioni si fanno, più semplice resta la ricostruzione.

4. Obbligo di dichiarazione nel Quadro RW

Se detieni crypto su exchange esteri o wallet personali, devi dichiararle nel Quadro RW della dichiarazione dei redditi, a prescindere dal valore. È il monitoraggio delle attività finanziarie all'estero.

Se non dichiari, sanzioni pesanti (minimo 250€, massimo il 15% del valore).

5. Imposta patrimoniale dello 0,2% annuo

Sul valore delle cripto-attività detenute si applica un prelievo patrimoniale dello 0,2% annuo, con la stessa misura del bollo sui dossier titoli. Il nome cambia a seconda di chi le custodisce: se sono affidate a un intermediario residente in Italia è imposta di bollo e la applica lui; se le detieni senza un intermediario italiano — su un exchange estero o in autocustodia — è IVAFE e la calcoli e versi tu in dichiarazione con F24.

Caso 1: exchange italiano (es. Young Platform)

Alcuni operatori con sede in Italia offrono il regime amministrato: calcolano loro le plusvalenze, applicano l'imposta sostitutiva e la versano all'Agenzia, senza che tu debba dichiarare nulla. Non è automatico né uguale per tutti: va verificato sulle condizioni della singola piattaforma, perché il regime amministrato sulle cripto-attività è un'opzione che l'operatore deve offrire espressamente.

È la soluzione più semplice fiscalmente, anche se le commissioni di trading sono tipicamente più alte rispetto ai giganti globali.

Caso 2: exchange estero (Binance, Coinbase, Kraken)

Regime dichiarativo. Devi:

  1. Scaricare il report annuale dall'exchange
  2. Calcolare manualmente le plusvalenze (LIFO, FIFO, costo medio ponderato — devi scegliere un metodo e mantenerlo)
  3. Compilare Quadro RT nella dichiarazione dei redditi
  4. Dichiarare nel Quadro RW i saldi a inizio e fine anno
  5. Pagare via F24 l'imposta sostitutiva (33% sulle plusvalenze realizzate dal 2026) più l'IVAFE dello 0,2%

Realisticamente, questo richiede un commercialista specializzato in crypto (150-400€/anno) o un software dedicato come Koinly o CoinTracking (50-200€/anno) che automatizza i calcoli.

Caso 3: ETC su crypto (es. BTCE)

Se compri un ETC su Bitcoin tramite un intermediario italiano che fa da sostituto d'imposta (per esempio Fineco o Directa), il trattamento segue quello degli altri titoli quotati:

  • 26% sulle plusvalenze alla vendita, l'aliquota ordinaria degli strumenti finanziari
  • Regime amministrato: è il broker a calcolare e versare le imposte
  • Niente quadro RW, perché l'intermediario è residente in Italia
  • Niente ricostruzione manuale delle operazioni

Dal 2026 la differenza di aliquota rispetto alle cripto-attività detenute direttamente (33%) si aggiunge alla semplicità di gestione: per chi cerca solo esposizione al prezzo, è la via con meno attriti.

Quanto allocare in crypto: la regola del "sonno tranquillo"

Ecco la domanda cruciale: se decidi di investire in crypto, quanto del tuo portafoglio dovresti allocare?

La risposta è personale, ma esistono euristiche ragionevoli basate sulla volatilità storica delle crypto (molto alta: Bitcoin ha attraversato più cicli con ribassi dell'ordine dell'80% dai massimi, e nel 2022 una discesa di poco inferiore):

Il benchmark: 1-5% del portafoglio totale

Per la maggior parte degli investitori, 1-5% del portafoglio totale allocato in crypto è la forbice di buon senso.

  • 0%: perfettamente valido. Molti investitori di successo non toccano crypto.
  • 1-2%: "copertura" minima. Se crypto esplode, partecipi. Se va a zero, non soffri.
  • 3-5%: allocazione considerevole per chi crede nella tesi di lungo periodo.
  • 5-10%: solo per investitori giovani con orizzonte 20+ anni e alta tolleranza al rischio.
  • >10%: speculazione, non investimento. Potresti perdere tutto.

La regola del "sonno tranquillo"

Il test pratico è questo: se domani Bitcoin perdesse il 70%, quanto del tuo portafoglio totale andrebbe in fumo? Riusciresti a dormire la notte?

Se la risposta è "no", la quota in crypto è oltre la tua soglia. Se è "sì, mi dispiacerebbe ma andrei avanti", l'allocazione è nei tuoi parametri.

Come si compone l'allocazione crypto

Se decidi di allocare, supponiamo, il 5% del portafoglio in crypto, come dividerlo tra le diverse crypto?

Approccio conservativo (90% Bitcoin, 10% Ethereum):

  • È l'approccio più difendibile accademicamente
  • Bitcoin ha la storia più lunga e il più forte "case" macro
  • Ethereum ha utilità reale (smart contracts, DeFi)
  • Tutto il resto è speculazione

Approccio bilanciato (70% BTC, 20% ETH, 10% altcoin top):

  • Espone anche a blockchain "next generation" (Solana, Avalanche)
  • Più volatile ma con upside maggiore se qualcuna di queste si afferma

Approccio speculativo (50% BTC + 50% altcoin varie):

  • Alto potenziale, altissimo rischio
  • La maggioranza delle altcoin non esisterà tra 10 anni
  • Solo per chi tratta crypto come "tempo libero", non investimento

Gli errori da non fare MAI in crypto

1. Investire soldi di cui non puoi fare a meno

La volatilità delle crypto è di un ordine di grandezza superiore alle azioni. Se investi i soldi dell'affitto del prossimo mese, stai giocando con il fuoco.

2. Fare trading attivo

"Compro ora e vendo quando sale del 10%". No. La maggior parte dei trader attivi perde soldi. Statisticamente sei più sfortunato delle scimmie che scelgono a caso. Buy and hold, punto.

3. Fidarti di "segnali di trading" di Telegram/Discord

Sono quasi tutti scam o pump-and-dump. Quando un influencer "spinge" una altcoin, l'ha già comprata a prezzo basso. Tu compri sul picco, lui vende con profitto. Tu resti con il cerino.

4. Credere agli "investimenti crypto con rendimento garantito"

Tipo: "deposita crypto con noi, ti diamo il 20% annuo sicuro". Sono sempre schemi Ponzi. Sempre. Senza eccezioni. Quando falliscono (perché tutti falliscono), perdi tutto. Esempi storici: BlockFi, Celsius, Voyager — tutti bancarotta.

5. Non dichiarare in Italia

Il fisco vede molto più di quanto si creda: gli intermediari sono tenuti a comunicare all'Agenzia delle Entrate i trasferimenti da e verso l'estero, anche in cripto-attività, di importo pari o superiore a 5.000 euro (D.L. 167/1990), e a livello europeo è stato introdotto lo scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività con la direttiva (UE) 2023/2226, la cosiddetta DAC8. Non dichiarare è ormai un'operazione ad altissimo rischio di accertamento, con sanzioni pesanti.

Il percorso pratico per chi vuole iniziare

Se dopo tutto questo pensi ancora che le crypto abbiano senso per te, il percorso più semplice e sicuro si articola così:

Step 1. Si fissa un'allocazione massima prima di comprare qualsiasi cosa (una fascia prudente per partire è 1-3%).

Step 2. Il bivio è tra semplicità (ETC su broker italiano) e autocustodia (exchange + hardware wallet).

Step 3. Sul ramo semplicità: si compra BTCE o similare dal proprio broker classico, ignorando ogni altra crypto.

Step 4. Sul ramo autocustodia: account su Coinbase o Kraken, acquisto di BTC (ed eventualmente ETH), ritiro su Ledger Nano, seed phrase scritta su carta e conservata.

Step 5. Un PAC mensile piccolo (50-200€) riduce il peso del momento di ingresso, e guardare i grafici ogni giorno non aggiunge nulla al risultato.

Step 6. Poi le crypto restano ferme per 5-10 anni. Davvero ferme.

Se tra 10 anni Bitcoin sarà diventato riserva di valore globale, avrai partecipato con una quota ragionevole. Se sarà fallito, avrai perso una piccola percentuale del portafoglio. In entrambi i casi, il resto dei tuoi investimenti (ETF, obbligazioni) avrà continuato a funzionare.

Il bias di sopravvivenza dietro i racconti crypto

Resta un ultimo punto, quasi sempre trascurato. Il mondo crypto è pieno di bias di sopravvivenza: chi ha guadagnato parla tanto, chi ha perso sparisce. Per ogni persona che ti racconta di "averci fatto la casa", ci sono 100 persone che hanno perso il 70% e non lo diranno mai a un'intervista.

La letteratura accademica seria sulle crypto è molto più sobria degli entusiasmi social. Bitcoin può avere senso come piccola parte di un portafoglio diversificato, esattamente come l'oro. Non è la soluzione a tutti i problemi del sistema finanziario.

Chi dopo questa guida decide di investire ha davanti tre criteri: prudenza, trasparenza fiscale e zero aspettative di arricchimento rapido. Chi decide di non investire prende una decisione altrettanto razionale.

La tua ricchezza si costruirà nel lungo periodo grazie al PAC su ETF diversificati e al portafoglio ben costruito. Le crypto, al massimo, sono la ciliegina. Non il pasto.

Un avvertimento sui conti: dal 2026 l'aliquota sulle cripto-attività (33%) è diversa da quella degli altri strumenti finanziari (26%), quindi il nostro calcolatore per gli ETF non è utilizzabile per stimare l'imposta sulle plusvalenze in criptovalute. E quando le dichiarazioni diventano impegnative, il costo di un commercialista specializzato pesa meno degli errori che evita.

Domande frequenti

Come sono tassate le plusvalenze in criptovalute in Italia?

Sulle plusvalenze realizzate a partire dal 1° gennaio 2026 l'imposta sostitutiva si applica con l'aliquota del 33%, più alta del 26% previsto per gli altri strumenti finanziari; fanno eccezione i token di moneta elettronica denominati in euro, che restano al 26%. Non c'è più alcuna soglia di esenzione: la vecchia franchigia di 2.000 euro è stata soppressa. L'altro punto delicato è la ricostruzione delle operazioni: chi ha usato più exchange e più wallet deve ricostruire prezzi di carico e controvalori in euro di ogni movimento. Se le operazioni sono numerose, il costo di un commercialista che segue la materia è denaro ben speso.

È più sicuro tenere le criptovalute su un exchange o su un wallet personale?

Sono due rischi diversi. Sull'exchange le chiavi private non sono tue: dipendi dalla solidità e dall'onestà della piattaforma, e la storia del settore è piena di exchange falliti o violati. Su un wallet personale il controllo è tuo, ma lo è anche la responsabilità: se perdi la seed phrase non esiste assistenza clienti che possa recuperare il capitale. Non c'è un'opzione senza rischio, c'è solo la scelta di quale rischio preferisci gestire.

Quanta parte del portafoglio si può destinare alle criptovalute?

Non esiste una percentuale valida per tutti, e chiunque te ne indichi una senza conoscere la tua situazione sta indovinando. Il criterio pratico illustrato in questa guida è quello del sonno tranquillo: una quota che, se dimezzasse di valore nel giro di poche settimane, non cambierebbe i tuoi piani né ti farebbe perdere il sonno. Se la cifra che stai pensando non supera questa prova, è troppo alta.

Le criptovalute vanno indicate nella dichiarazione dei redditi?

Sì: oltre alla tassazione delle plusvalenze realizzate esistono obblighi di monitoraggio delle attività detenute, con logiche simili a quelle previste per gli altri strumenti finanziari detenuti all'estero. Gli adempimenti dipendono da dove e come sono custodite le somme, quindi vanno verificati caso per caso sulle fonti ufficiali dell'Agenzia delle Entrate o con un professionista. Trovi il quadro generale nella guida al quadro RW e all'IVAFE.

Le criptovalute sono un investimento adatto a chi inizia?

Sono uno degli strumenti più volatili a disposizione di un risparmiatore, quindi non sono il posto da cui partire. Prima vengono un fondo di emergenza liquido e un impianto di portafoglio stabile: la guida per iniziare a investire e quella su come costruire il portafoglio spiegano l'ordine con cui si mettono in fila le cose. Le criptovalute, se rientrano nei tuoi piani, vengono dopo e con una quota contenuta.

Fonti e riferimenti: per l'aliquota del 33% sulle plusvalenze da cripto-attività realizzate dal 1° gennaio 2026 e per la soppressione della franchigia di 2.000 euro, l'articolo 1, commi 24 e 25, della legge 30 dicembre 2024, n. 207; per l'eccezione del 26% sui token di moneta elettronica denominati in euro e per la loro conversione, l'articolo 1, comma 28, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, che richiama la definizione del regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR); per la disciplina dei redditi diversi da cripto-attività, l'articolo 67, comma 1, lettera c-sexies), del TUIR; per gli obblighi di monitoraggio, il quadro RW e le comunicazioni degli intermediari sui trasferimenti da e verso l'estero pari o superiori a 5.000 euro, il decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167 e le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate; per lo scambio automatico europeo di informazioni sulle cripto-attività, la direttiva (UE) 2023/2226 (DAC8). Aliquote, soglie e adempimenti vanno sempre verificati sulle fonti ufficiali per l'anno d'imposta di riferimento.

Contenuto a scopo informativo, non è consulenza finanziaria o fiscale. Verifica sempre le fonti ufficiali e, per la tua situazione specifica, rivolgiti a un consulente o commercialista abilitato.

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