FTSE MIB 52.085,10 +0,57%
S&P 500 7.709,21 +0,56%
NASDAQ 100 29.319,31 +0,60%
DAX 40 25.936,40 +0,38%
EUR/USD 1,1578 -0,10%
Oro 4.523,30 +3,60%
Petrolio WTI 91,88 +0,96%
STOXX 600 647,44 +0,24%
Nikkei 225 64.214,48 -3,02%
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Confronto costi broker italiani

Dimmi come investi, ti dico quanto paghi con ogni broker. Include commissioni, cambio valuta, bollo, commercialista per regime dichiarativo e canoni di connettività.

La tua operatività

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Quanto investi di solito in una singola operazione

Escluse quelle del PAC mensile

Versamento automatico ogni mese

Costo se scegli regime dichiarativo. 150-300€ medio.

Il tuo broker più economico

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Capire i costi di un broker

Il broker "più economico" non esiste in assoluto: dipende da come investi. Un broker con commissione flat di 1€ è ottimo per chi fa piccole operazioni, ma diventa meno conveniente per chi fa poche operazioni grandi. Un broker con commissione percentuale è il contrario.

Le 5 voci di costo che contano davvero

1. Commissione di negoziazione: il costo per ogni operazione. Può essere flat (1€ Trade Republic), percentuale (0,19% Fineco) o misto.

2. Conversione valuta (FX spread): quando compri un ETF in dollari con euro, il broker prende una fee sul cambio. Va dallo 0,02% di IBKR al 1% di Fineco. Impatta molto se fai operazioni su mercati USA.

3. Bollo titoli: 0,20% annuo sul patrimonio, è tassa statale, uguale per tutti i broker italiani. Solo alcuni broker esteri forse non lo applicano (ma dovresti dichiararlo tu).

4. Canoni: alcuni broker hanno canoni mensili, fee di connettività (Degiro 2,50€/anno per borsa), fee di custodia (piccoli broker).

5. Commercialista (regime dichiarativo): 150-300€/anno per compilare il quadro RW + RT. Rappresenta il costo "invisibile" più significativo per chi sceglie un broker estero.

Amministrato vs Dichiarativo: il bivio

In Italia esistono due regimi fiscali. Amministrato (Directa, Fineco e, dal 30 gennaio 2025, Trade Republic tramite la succursale italiana): il broker calcola e versa automaticamente le tasse sul capital gain (26%). Zero lavoro per te. Dichiarativo (Degiro, IBKR, Scalable Capital, e Trade Republic per le posizioni anteriori alla migrazione): tu devi compilare i quadri RW + RT nella dichiarazione dei redditi. Richiede un commercialista (~200€/anno), ma le commissioni di trading sono spesso imbattibili.

La regola del pollice: se il tuo patrimonio investito è sotto i €30k, l'amministrato quasi sempre vince (il risparmio in commissioni non compensa il commercialista). Oltre €50k, il dichiarativo inizia ad avere senso. Tra i due, dipende dal numero di operazioni.

Il trappolone della "commissione zero"

Attenzione agli slogan "zero commissioni". Nessun broker regala nulla. Se il trading è "gratuito", i soldi li fanno altrove: spread bid-ask allargato (prezzi peggiori), interessi sui saldi cash non pagati, PFOF (Payment For Order Flow, il broker vende i tuoi ordini ai market maker), fee di cambio valuta gonfiato. Trade Republic è trasparente: 1€ di commissione esplicita, tutto il resto è gratis davvero. Ma ad esempio Robinhood USA fa pesantemente PFOF.

Come usare questo calcolatore

Il modello tiene conto di: commissione ETF/azioni, fee cambio valuta, bollo titoli, canoni fissi, costo commercialista. Le assunzioni sono realistiche ma semplificate — per scenari complessi (trading intraday, derivati, margin), il modello è meno preciso. Il risultato è un costo annuo totale atteso in base alla tua operatività descritta.

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Domande frequenti

Quali costi bisogna confrontare tra un broker e l'altro? +
La commissione per eseguito è solo una delle voci. Pesano anche il canone del conto, il costo del cambio valuta quando compri strumenti denominati in dollari o sterline, gli eventuali costi di custodia e l'imposta di bollo dello 0,2% annuo sul controvalore, che è dovuta a prescindere dall'intermediario. Su un piano di accumulo con rate piccole, la commissione fissa per versamento è quasi sempre la voce che incide di più.
Il broker più economico è sempre la scelta migliore? +
Non necessariamente, perché il costo non è l'unica variabile. Un intermediario che opera in regime amministrato calcola e versa le imposte al posto tuo; uno che lavora solo in regime dichiarativo ti lascia l'onere della dichiarazione, e il tempo o il costo del commercialista possono superare il risparmio sulle commissioni. Vanno considerate anche la gamma di strumenti quotati e la disponibilità di piani di accumulo.
Che differenza c'è tra regime amministrato e dichiarativo? +
Nel regime amministrato l'intermediario agisce da sostituto d'imposta: trattiene e versa le imposte sulle plusvalenze, e tu non riporti nulla in dichiarazione. Nel regime dichiarativo calcolo e versamento restano a tuo carico, con l'obbligo di compilare i quadri della dichiarazione dei redditi. Molti broker esteri operano soltanto in dichiarativo.
Vale la pena cambiare broker per risparmiare sulle commissioni? +
Dipende da quanto operi e da quanto pesa realmente la differenza sul tuo caso: su poche operazioni all'anno il risparmio può essere inferiore ai costi e alle complicazioni del trasferimento. Il trasferimento titoli ha spesso un costo per ciascuna linea trasferita e richiede tempo; se invece si liquida per riacquistare altrove si realizzano plusvalenze e si anticipano imposte che sarebbero rimaste differite.

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Disclaimer: I calcoli sono basati sulle tariffe pubblicate dai broker a gennaio 2026 e possono cambiare. Il modello semplifica alcuni aspetti (spread bid-ask, fee su cambi esotici, tariffe scaglionate complesse). Verifica sempre sul sito del broker scelto. Non è consulenza finanziaria.

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