🆕 Novità 2026
La Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025 n. 199, art. 1, commi 199-205) ha aggiornato la previdenza complementare dopo 20 anni di immobilità: deduzione da €5.164,57 a €5.300/anno (comma 201), capitale liquidabile fino al 60% (era 50%) e nuove rendite dal 1° luglio 2026 (commi 201-202), adesione automatica con opt-out per i nuovi assunti del privato (comma 204).
Se hai meno di 45 anni e lavori in Italia, hai già ricevuto una brutta notizia sulla tua pensione: il tuo futuro assegno INPS sarà significativamente più basso di quello dei tuoi genitori. La ragione sta nel passaggio dal sistema retributivo (che calcolava la pensione sugli ultimi stipendi) al sistema contributivo (che la calcola sui contributi versati).
La domanda non è più "avrò una pensione?". La domanda è: quanto sarà dignitosa la tua pensione, e cosa puoi fare oggi per integrarla?
In questa guida non ci sono entusiasmi per nessuno dei due strumenti principali (fondo pensione vs ETF). Entrambi hanno pro e contro significativi, e la scelta dipende dalla tua specifica situazione. I due, peraltro, non si escludono: molti li usano entrambi in modo coordinato.
Alla fine di questa guida saprai esattamente quali strumenti esistono, come si confrontano numericamente, quali vantaggi fiscali italiani puoi sfruttare e come costruire una strategia pensionistica personale che abbia senso.
Il problema della pensione italiana in 3 numeri
Prima di parlare di soluzioni, capiamo il problema. Questi sono i numeri che dovrebbero tenerti sveglio la notte se hai meno di 40 anni:
1. Tasso di sostituzione in caduta libera
Il "tasso di sostituzione" è la percentuale dell'ultimo stipendio che si riceve come pensione, e va letto distinguendo lordo e netto: applicare una percentuale lorda a un reddito netto gonfia la stima. Per il dipendente privato, la Ragioneria Generale dello Stato (Rapporto n. 26/2025) proietta il tasso lordo dal 73,6% del 2010 a circa il 60% nel 2050, e quello netto — da usare sui redditi netti — dall'82,7% al 66%.
Tradotto: con 2.500€ netti al mese oggi, la pensione stimata è intorno a 1.600-1.650€ netti (2.500 × 66% = 1.650). Basta? Dipende dal tenore di vita.
2. Età pensionabile in salita
Gli adeguamenti già decretati portano il requisito di vecchiaia a 67 anni e 1 mese dal 2027 e 67 anni e 3 mesi dal 2028. Le proiezioni RGS indicano poi circa 69 anni nel 2050-2060 e 70 anni e 2 mesi nel 2070: chi ha trent'anni oggi uscirà intorno ai 69. Gli esempi che seguono usano i 67 anni del requisito vigente, quindi sono prudenziali. I pensionamenti "giovanili" (quota 100, 102) sono eccezioni politiche temporanee, non la norma.
3. Il gap che devi colmare
Con un tasso di sostituzione netto intorno al 66%, mantenere costante il tenore di vita richiede di integrare di tasca propria circa un terzo del reddito netto attuale (100% − 66% = 34%), per 20-25 anni. È una cifra sostanziale.
La buona notizia: se inizi presto, il tempo e l'interesse composto possono fare la maggior parte del lavoro.
Gli strumenti disponibili in Italia
1. Fondo pensione (negoziale, aperto o PIP)
I fondi pensione sono strumenti specificamente disegnati per la previdenza complementare. Esistono tre categorie:
- Fondo pensione negoziale (chiuso): collettivo, dedicato a categorie specifiche (es. Cometa per metalmeccanici, Fonchim per chimici, Laborfonds in Trentino-Alto Adige/Südtirol). Tipicamente con costi molto bassi.
- Fondo pensione aperto: gestiti da SGR (Generali, Mediolanum, Amundi, Allianz). Aperti a tutti. Costi medi.
- PIP (Piano Individuale Previdenziale): prodotti assicurativi, venduti da compagnie (Generali, Alleanza). Tipicamente i più costosi, spesso con commissioni di sottoscrizione elevate.
I tre hanno regole fiscali identiche (vedremo dopo). La differenza principale è sui costi di gestione: un fondo negoziale ha spesso TER intorno allo 0,3-0,5% annuo, un aperto lo 0,8-1,5%, un PIP anche il 2-3% annuo.
2. ETF (tramite PAC su broker)
Costruire la pensione integrativa con un PAC su ETF azionari globali è l'alternativa "fai da te" più diffusa tra gli investitori consapevoli.
Usando un ETF come VWCE con un PAC mensile, in 30 anni costruisci un capitale significativo a costi molto bassi (TER 0,14%). Il vantaggio: piena flessibilità, controllo totale, costi minimi. Lo svantaggio: nessun incentivo fiscale specifico, tassazione standard al 26% sulle plusvalenze.
3. Polizze vita di tipo Ramo I o III
Non sono strumenti previdenziali in senso stretto, ma spesso vengono venduti come alternativa. Per la maggior parte dei profili sono poco efficienti: costi altissimi, rendimenti bassi, vincoli rigidi. Ne parliamo brevemente solo per completezza — la maggior parte degli investitori consapevoli non le include nella strategia.
Il fondo pensione: i vantaggi fiscali che tutti dovrebbero conoscere
I fondi pensione in Italia godono di tre vantaggi fiscali importanti che li rendono molto interessanti, a dispetto dei loro costi spesso alti.
Vantaggio 1: deducibilità fino a €5.300/anno (dal 2026)
I contributi che versi nel fondo pensione sono deducibili dal reddito imponibile, fino al tetto di €5.300 annui. Questo significa che non paghi IRPEF su questi versamenti.
📌 Aggiornamento 2026: la Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025 n. 199, art. 1, comma 201) ha innalzato il tetto da €5.164,57 a €5.300. Il limite precedente, fissato dall'art. 8, comma 4 del D.lgs. 252/2005, era invariato dal 2007. Sulla decorrenza: il comma 201 dispone l'aumento "dal periodo d'imposta 2026", il comma 202 fissa al 1° luglio 2026 quella generale; la lettura prevalente, condivisa dall'Agenzia delle Entrate, è che il nuovo limite valga per l'intero 2026.
Quanto vale concretamente? Dipende dalla tua aliquota IRPEF marginale. La stessa legge n. 199/2025 ha ridotto la seconda aliquota dal 35% al 33% dal periodo d'imposta 2026, quindi gli scaglioni da usare sono questi:
- Aliquota 23% (redditi fino a €28.000): risparmi €1.219 di tasse su €5.300 versati
- Aliquota 33% (redditi €28.000-50.000): risparmi €1.749
- Aliquota 43% (redditi oltre €50.000): risparmi €2.279
Questo è un ritorno immediato sull'investimento, prima ancora che il fondo generi qualsiasi rendimento di mercato. Nessun altro strumento finanziario in Italia ti offre questo vantaggio.
Vantaggio 2: aliquota agevolata 9-15% sul capitale finale
Normalmente, sulle plusvalenze degli investimenti paghi il 26%. Sul fondo pensione, al momento della pensione o della rendita, l'aliquota è tra il 9% e il 15%.
Come funziona: parti dal 15% e scendi dello 0,3% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino al minimo del 9%.
Se versi nel fondo per 35 anni: aliquota = 15% - (0,3% × 20) = 9% (minimo assoluto).
Confronto concreto: su €100.000 di plusvalenza accumulata in 35 anni:
- ETF con 26%: paghi €26.000 di tasse
- Fondo pensione con 9%: paghi €9.000 di tasse
- Risparmio: €17.000
Vantaggio 3: tassazione ridotta dei rendimenti annui
Sulle plusvalenze "maturate" ogni anno dal fondo pensione si applica un'imposta sostitutiva del 20% (invece del 26% standard), ridotta ulteriormente per la parte investita in titoli di Stato.
È un vantaggio minore ma non trascurabile, che si somma agli altri due.
Le novità 2026: cosa cambia in pratica
Oltre al nuovo tetto di deduzione, la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto altri cambiamenti rilevanti per chi ha (o pensa di aprire) un fondo pensione:
1. Più capitale liquidabile al pensionamento (60% vs 50%)
Fino al 2025, al momento del pensionamento potevi richiedere al massimo il 50% del montante in capitale (il resto andava obbligatoriamente in rendita vitalizia). Dal 1° luglio 2026 — la modifica è al comma 201, la decorrenza al comma 202 — questo limite sale al 60%, lasciando solo il 40% obbligatorio in rendita.
È una novità importante per chi vuole avere più liquidità immediata al pensionamento, magari per estinguere un mutuo o per progetti specifici.
2. Nuove tipologie di rendita
Oltre alla classica rendita vitalizia, dal 1° luglio 2026 (comma 201, decorrenza al comma 202) si può scegliere tra tre nuove modalità:
- Rendita a durata definita: erogata per un numero di anni pari alla speranza di vita residua secondo dati ISTAT. La rata è proporzionata al montante.
- Erogazione frazionata: per un periodo non inferiore a 5 anni, gestita direttamente dal fondo. Tassazione iniziale del 20%, riducibile fino al 15% in base agli anni di iscrizione.
- Prelievi liberi: con tassazione 15% (riducibile fino al 9%).
Queste flessibilità rendono il fondo pensione meno "rigido" rispetto al passato e si avvicinano in parte alla flessibilità di un PAC ETF.
3. Adesione automatica per nuovi assunti dal luglio 2026
Per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione dal 1° luglio 2026 — esclusi i lavoratori domestici — scatta l'adesione automatica al fondo pensione contrattuale (comma 204, decorrenza al comma 205). Il lavoratore ha 60 giorni per rinunciare: senza rinuncia, TFR e contributi confluiscono nel fondo.
Il termine corretto non è "silenzio-assenso esteso", che indica il meccanismo già esistente per il TFR, ma adesione automatica con opt-out: un cambio di paradigma destinato a far crescere molto le adesioni.
Il fondo pensione: gli svantaggi che nessuno ti dice
A bilanciare i vantaggi fiscali ci sono svantaggi significativi, spesso sottovalutati dai venditori:
1. Vincoli di liquidità stretti
I soldi versati nel fondo pensione sono praticamente bloccati fino al pensionamento. Le uniche eccezioni per ottenere anticipi:
- Acquisto/ristrutturazione prima casa (dopo 8 anni di adesione): anticipo fino al 75%
- Spese sanitarie gravi: anticipo fino al 75%
- Altre esigenze (dopo 8 anni): anticipo fino al 30%
- Perdita del lavoro prolungata (>48 mesi): riscatto totale possibile
Se la tua situazione finanziaria cambia, non puoi semplicemente "uscire". Con un PAC su ETF, invece, vendi quando vuoi.
2. Costi spesso elevati
I fondi pensione aperti hanno TER medi dello 0,8-1,5% annuo. I PIP possono arrivare al 2-3%. Su 30 anni, un TER dell'1,5% rispetto allo 0,14% di un ETF costa una cifra enorme.
I fondi negoziali (se accessibili nella tua categoria) hanno costi molto più ragionevoli (0,3-0,5%): su orizzonti lunghi è proprio la differenza di costo a pesare di più sul montante finale.
3. Rischio di asset allocation sbagliata
La maggior parte dei fondi pensione italiani ha asset allocation molto conservative per default ("Bilanciato" o peggio "Garantito"). Per un trentenne con 35 anni di orizzonte, queste allocazioni sono troppo prudenti e riducono drasticamente il rendimento atteso.
Quasi tutti i fondi offrono comparti "Azionari" o "Dinamici", ma il comparto di default resta quello prudente finché non viene cambiato attivamente.
4. Rischio che la normativa cambi
I vantaggi fiscali sono stati stabili per anni, ma sono sempre una scelta politica. Non ci sono garanzie che restino identici per i prossimi 30 anni.
Detto questo, è un rischio generalizzato (anche la tassazione degli ETF potrebbe cambiare) e storicamente le regole pensionistiche sono state protette. Anzi, l'aumento del tetto a €5.300 nel 2026 va in direzione opposta — più favore al settore.
Il confronto numerico: fondo pensione vs ETF su 37 anni
Facciamo i conti con numeri realistici aggiornati 2026. Supponiamo:
- Età iniziale: 30 anni
- Età pensione: 67 anni, cioè il requisito vigente (orizzonte: 37 anni)
- Versamento: €2.000/anno (ben entro il tetto di €5.300)
- Aliquota IRPEF marginale: 33%
- Rendimento lordo atteso: 6% annuo (mercato azionario globale), versamenti a fine anno
Ipotesi fiscali dichiarate: sul fondo il rendimento annuo è già al netto dell'imposta sostitutiva del 20%, e l'aliquota agevolata finale colpisce solo i contributi dedotti, cioè la quota non già tassata.
Scenario A: Fondo pensione aperto (TER 1,2%)
Risparmio fiscale annuo: €2.000 × 33% = €660 in meno di tasse. Questo è un ritorno immediato del 33% sul versamento.
Capitale accumulato a 67 anni: il 4,8% netto di TER (6% - 1,2%) diventa 3,84% dopo l'imposta sostitutiva del 20%. Su 37 versamenti da €2.000 il montante è ≈ €158.000
Tassazione al riscatto: aliquota 9% (37 anni di partecipazione) sui contributi dedotti, cioè €2.000 × 37 = €74.000 → -€6.660
Netto finale: ~€151.000
Risparmio fiscale totale accumulato: €660 × 37 = €24.420 di tasse non pagate durante il periodo (se non hai reinvestito questo risparmio, va escluso dal calcolo)
Scenario B: ETF VWCE con PAC (TER 0,14%)
Risparmio fiscale annuo: zero (non c'è deduzione)
Capitale accumulato a 67 anni: con rendimento netto del 5,86% (6% - 0,14%) ≈ €246.500
Tassazione al riscatto: 26% sulle plusvalenze. Plusvalenza ~€172.500 × 26% = -€44.900
Netto finale: ~€201.700
Chi vince?
Nell'esempio, l'ETF arriva a ~€201.700 netti vs ~€151.200 del fondo pensione: il divario nasce quasi tutto dal TER dell'1,2% e dal prelievo annuo sui rendimenti.
MA — e qui è il punto cruciale — se reinvesti il risparmio fiscale annuo (€660 × 37 anni in un ETF parallelo), quei €24.420 di versamenti diventano ~€81.400 lordi, cioè ~€66.600 netti dopo il 26% sulla plusvalenza. Sommati ai €151.200 del fondo, fanno circa €217.800: il fondo pensione arriva davanti di circa €16.100 netti.
Conclusione: il fondo pensione vince solo se reinvesti il risparmio fiscale, e con un margine più stretto dello sconto IRPEF. Se invece ti "godi" i €660/anno risparmiati, l'ETF puro è superiore. Con un negoziale a TER 0,3%, a parità di ogni altra ipotesi, il totale sale a ~€244.400 e il vantaggio da €16.100 a ~€42.700: è il costo di gestione, più ancora della deduzione, a decidere il confronto.
Ripartire tra i due strumenti: come funziona un mix 60/40
Fondo pensione ed ETF non sono alternative obbligate: la capacità di risparmio si può dividere tra i due, e la proporzione scelta decide quanto pesano il vantaggio fiscale da un lato e la flessibilità dall'altro. Di seguito come funziona una ripartizione di questo tipo e quale effetto produce ciascuna delle due quote.
Come si distribuiscono le due quote
60% della capacità di risparmio → fondo pensione (fino al tetto di €5.300)
- Massimizzi il beneficio fiscale immediato
- Blocchi una parte per la pensione vera (niente tentazioni)
- Ottieni la tassazione agevolata al riscatto
40% della capacità di risparmio → ETF con PAC
- Mantieni flessibilità (puoi accedere ai soldi per emergenze, opportunità)
- Nessun vincolo fino alla pensione
- Costi minori del fondo pensione
Esempio pratico aggiornato 2026
Reddito €35.000 lordi, capacità di risparmio €400/mese (€4.800/anno):
- €2.880/anno nel fondo pensione (60%)
- €1.920/anno nell'ETF (40%)
- Risparmio fiscale annuo: €2.880 × 33% = €950 → investi anche questi nell'ETF
In pratica stai mettendo €2.880 nel fondo + €2.870 nell'ETF (€1.920 + €950 di risparmio fiscale reinvestito).
In 37 anni, con le stesse ipotesi dello scenario precedente, il totale netto è di circa €507.000: ~€218.000 dalla quota fondo e ~€289.000 da quella ETF. È più di ogni scenario "puro" a parità di capacità di risparmio, perché la deduzione aumenta l'importo investito ogni anno.
Nota: il nuovo tetto di €5.300 (vs €5.164,57) vale €135,43 di deduzione in più, cioè €44,7 di tasse risparmiate in più ogni anno con l'aliquota 33%. Su 37 anni, reinvestiti al 5,86% netto, valgono ~€5.500 lordi (~€4.500 netti) in più: reale ma marginale, il grosso lo fa il versamento.
Fondi pensione negoziali: perché il contributo del datore cambia i conti
Se lavori come dipendente in un settore che ha un fondo pensione negoziale dedicato, i termini del confronto cambiano rispetto alle altre forme di adesione, per tre ragioni strutturali. Ecco quali:
Vantaggi unici dei fondi negoziali
1. Costi bassissimi: TER medio 0,2-0,5%, rispetto a 1-1,5% dei fondi aperti.
2. Contributo datoriale: il tuo datore di lavoro è obbligato (per contratto) a versare una quota. Solo se aderisci al fondo. È denaro gratis che lasci sul tavolo se non aderisci.
Esempio: Cometa (fondo dei metalmeccanici). Contributo minimo del lavoratore 1,2%, contributo del datore 2%. Attenzione alla base di calcolo: entrambe le aliquote si applicano ai minimi contrattuali del livello di inquadramento, non alla retribuzione lorda. Moltiplicare il 2% per il lordo annuo sovrastima quindi il contributo aziendale: va calcolato sul minimo tabellare del proprio livello, da CCNL. E la quota del datore spetta solo se il lavoratore versa almeno l'aliquota minima a suo carico.
3. TFR convogliato: puoi far confluire il TFR direttamente nel fondo, ottenendo un rendimento mediamente superiore al TFR lasciato in azienda (che si rivaluta solo del 1,5% + 75% dell'inflazione).
Relazione COVIP per l'anno 2024 (Tav. 1.56): nel 2024 i comparti azionari hanno reso il 10,4% sia nei negoziali sia negli aperti (12,9% i PIP unit linked azionari), contro una rivalutazione netta del TFR dell'1,9%. Sui vent'anni 2004-2024 gli azionari hanno reso il 4,5% annuo nei negoziali e il 4,1% negli aperti, contro il 2,5% del TFR; il rendimento generale si ferma al 3,0% e al 2,9%.
Fondi negoziali principali in Italia
- Cometa (metalmeccanici) - TER 0,2%
- Fonchim (chimici/farmaceutici) - TER 0,3%
- Foncer (industria delle piastrelle di ceramica e dei materiali refrattari)
- Fonte (commercio terziario)
- Priamo (trasporti)
- Laborfonds (fondo territoriale dei lavoratori dipendenti, privati e pubblici, di datori operanti in Trentino-Alto Adige/Südtirol)
- Espero (scuola)
- Perseo Sirio (pubblico impiego: comparti Funzioni Centrali, Funzioni Locali e Sanità, più ENAC e CNEL)
- Byblos (aziende grafiche, editoriali, della carta e del cartone, cartotecniche e trasformatrici, oltre a cinema e spettacolo)
Chi rientra in una di queste categorie trova il dettaglio nel CCNL applicato. Dove il contratto prevede un contributo datoriale, quella quota viene versata solo in presenza dell'adesione: senza adesione, non viene versata affatto.
Fondi pensione aperti: quale scegliere?
Se non hai accesso a un fondo negoziale, o se preferisci gestire tu l'adesione, puoi andare su un fondo pensione aperto. Le principali SGR offrono prodotti con TER variabili.
Criteri di scelta:
- TER basso: sotto lo 0,8% per il comparto azionario è competitivo, sopra l'1,2% è caro
- Comparti ampi: la presenza di almeno un comparto azionario 100% è ciò che rende il fondo utilizzabile da un investitore giovane
- Track record: le performance storiche sono pubblicate da COVIP, l'autorità di vigilanza
- Solidità SGR: i grandi operatori hanno una storia di gestione più lunga rispetto ai player più recenti
Alcuni fondi aperti considerati competitivi per costi-performance:
- Amundi Seconda Pensione
- Generali Pensione
- Arca Previdenza
- Allianz Insieme
Il Comparatore COVIP (gratuito su www.covip.it) affianca costi e rendimenti dei singoli fondi: il confronto su almeno 3 prodotti prima dell'adesione rende leggibili le differenze di TER.
I PIP: i pochi casi in cui hanno senso
I Piani Individuali Previdenziali (PIP) sono prodotti venduti dalle compagnie assicurative. Hanno gli stessi vantaggi fiscali dei fondi pensione, ma tipicamente costi molto più alti.
Problemi tipici:
- Commissioni di sottoscrizione (1-3% del versato)
- TER annui dell'1,5-3%
- Penali in caso di uscita anticipata
- Venduti spesso da consulenti con incentivi sul prodotto
A parità di vantaggi fiscali, un fondo aperto a basso costo o un fondo negoziale partono da una struttura di costi più leggera. Il PIP regge il confronto solo quando le sue condizioni specifiche compensano quel divario.
Gli errori più frequenti nella strategia pensionistica
1. Non iniziare
L'errore più costoso è procrastinare. Con le ipotesi di questa guida (6% annuo, uscita a 67 anni), iniziare a 25 anni con €100/mese porta a circa €227.000, mentre a 40 anni con €400/mese se ne ottengono ~€323.000: non è la stessa cosa. L'equivalenza è intorno ai €280/mese, quasi il triplo per recuperare quindici anni.
2. Scegliere il comparto "garantito" o "conservativo" quando sei giovane
Un trentenne con 35 anni di orizzonte che sceglie il comparto garantito sta facendo un enorme disservizio al suo futuro sé. Il divario è documentato: nei vent'anni 2004-2024 i comparti azionari dei fondi negoziali hanno reso il 4,5% annuo, contro l'1,1% dei comparti obbligazionari puri (COVIP, Relazione per l'anno 2024).
Sotto i 50 anni la distanza dal pensionamento è ancora ampia: un comparto azionario al 90-100% espone a una volatilità di breve termine che, su quell'orizzonte, pesa meno del rendimento cumulato. Un saldo osservato una volta ogni 5 anni racconta una storia diversa da uno guardato ogni mese.
3. Riscattare il fondo pensione per un acquisto non essenziale
L'anticipazione per acquisto della prima casa sposta il capitale su un altro impiego patrimoniale. Quella per "altre esigenze" spesso finanzia un consumo presente, e riduce il montante che resterà per la pensione.
4. Pensare che il TFR lasciato in azienda sia "sicuro"
Il TFR in azienda si rivaluta del 1,5% + 75% dell'inflazione. Con inflazione al 4%, hai il 4,5% — solo se l'inflazione resta alta. Con inflazione al 2% (normale), hai il 3%. Molto poco.
Il confronto resta favorevole al fondo pensione, ma con margini più contenuti di quanto si legga spesso: il 4-6% netto annuo non è il rendimento di un fondo "ben gestito", è al più quello dei soli comparti azionari, e nemmeno nel valore alto della forchetta. Con i dati COVIP a 20 anni visti sopra il vantaggio sul TFR è reale ma vale uno o due punti annui, e solo scegliendo un comparto adeguato all'orizzonte.
📌 Dal 2026 (comma 203) si estende l'obbligo, per i datori che raggiungono la soglia dopo l'inizio dell'attività, di versare al Fondo di Tesoreria INPS la quota di TFR non destinata a previdenza complementare: nel 2026-2027 riguarda chi ha almeno 60 dipendenti, dal 2028 chi ne ha almeno 50, dal 2032 40 o più. Una ragione in più per scegliere dove far andare il tuo TFR.
5. Non aumentare i versamenti nel tempo
Un versamento di €100/mese deciso a 25 anni non è lo stesso €100/mese a 40 anni: nel frattempo il reddito è cambiato. Gli aumenti di stipendio sono il momento in cui la quota destinata al fondo pensione può essere rivista, anche solo in parte.
I tre punti da valutare, in sintesi
Gli elementi che definiscono il quadro di scelta si riducono a tre:
1. L'esistenza di un fondo negoziale di categoria. Per un lavoratore dipendente l'informazione sta nel CCNL applicato, insieme allo stato dei propri versamenti. Senza adesione non arriva nemmeno il contributo del datore di lavoro, che è la componente che nessun altro strumento replica.
2. Il confronto tra fondi aperti (almeno 3), in mancanza di un negoziale. Il Comparatore COVIP mette in fila TER (<0,8% è il livello competitivo) e comparti azionari disponibili; l'adesione è possibile anche con un versamento minimo (€50-100/mese).
3. Il ruolo di un PAC ETF accanto al fondo. Per la capacità di risparmio che eccede i €5.300 annui deducibili, o quando conta mantenere flessibilità, un PAC mensile su VWCE o simile si affianca al fondo pensione: non ne intacca i vantaggi fiscali, lo complementa.
Simula la tua strategia con il nostro calcolatore PAC e, se hai domande sulla tassazione del montante finale, usa il calcolatore tassazione.
Il livello della pensione futura dipende in larga parte da quanto viene accantonato oggi. L'interesse composto gioca a favore di chi inizia presto, anche con piccole somme, e il tempo trascorso è l'unica variabile che non si recupera più. Anche il rinvio, in questa materia, è una decisione con un costo.
Ultimo aggiornamento: agosto 2026 (Legge di Bilancio 2026). Fonti normative: legge 30 dicembre 2025 n. 199, art. 1, commi 199-205 e D.lgs. 5 dicembre 2005 n. 252 nel testo vigente. Rendimenti: COVIP, Relazione per l'anno 2024. Tassi di sostituzione ed età: RGS, Rapporto n. 26/2025.